Il mercato creditizio italiano non è certamente l'unico a soffrire gli effetti della congiuntura negativa. Ad accomunare la situazione italiana a quella dell'Eurozona sono una serie di studi congiunti che proprio in questi giorni vedono la propria pubblicazione, e che denotano la presenza di una flessione significativa dei prestiti al settore privato che, durante il mese di marzo 2012, hanno registrato un incremento di soli 0,6 punti percentuali su base annua, e di 0,8 punti percentuali su base mensile.
La crescita dei prestiti all'economia rimane pertanto molto debole. Una situazione che – apparentemente – potrebbe fungere da volano per una decisione della Banca Centrale Europea indirizzata all'iniezione di nuova liquidità, come già accaduto durante gli scorsi mesi, quando l'istituzione monetaria continentale aveva lanciato delle tranche di rifinanziamenti particolarmente importanti, con un tasso di interesse debitore pari a un solo punto percentuale.
All'epoca, tale scelta aveva suscitato l'entusiasmo di parte degli operatori, e il contrasto oppositivo di altri. L'evidenza era infatti quella di un incongruo utilizzo dei fondi erogati dalla Banca Centrale Europea, che anziché essere sostanzialmente rigirati all'interno dell'economia reale con finanziamenti dedicati a privati e imprese, sono stati accorporati all'interno dei bilanci delle società bancarie sotto forma di “ripatrimonializzazione” impuria.
Secondo quanto affermato da Michale Schubert (Commerzbank) in tale proposito, i motivi che starebbero attualmente condizionando l'offerta del credito all'economia sarebbero molteplici e, pertanto di difficile risoluzione unitaria. Il primo potrebbe essere attribuibile alla già paventata riluttanza degli istituti di credito a concedere prestiti; dall'altra parte, nuocerebbero al riequilibrio del mercato creditizio europeo l'avversione al rischio da parte degli investitori, la mancanza di capiali azionari e la bassa domanda di prestiti personali.
Una situazione congiunturale particolarmente critica, che rischia di non poter essere rischiarata nel corso dei prossimi mesi, con la conseguenza di rendere il 2012 un ennesimo periodo temporale di estreme criticità per gli operatori creditizi italiani.
Intanto, i dati Eurostat segnalano che nell'Eurozona l'inflazione si è attestata al 2,6% su base tendenziale, rispetto a un consensus tra il 2,5% e il 2,7%. Il recupero della spesa per i consumi è previsto in forma limitata nei prossimi mesi, almeno fino a quando l'inflazione rimarrà al di sopra del target previsto del 2%. Purtoppo, però, le possibilità che l'inflazione dell'Eurozona scenda sotto il 2% nel breve termine sono davvero poche...
